“La figlia di Iorio” e una Zuppa rustica dedicata a Gabriele D’Annunzio

Il pranzo era pronto. Secondo il solito, la tavola fu apparecchiata

all’aperto, su la loggia. La grande lampada fu accesa.

Vedi , ella esclamò, mentre la domestica posava su la mensa, il

vaso della minestra fumante. “Questa è opera di Candia “

Ella aveva voluto che Candia, le apprestasse una zuppa rustica,

all’uso del paese: una mescolanza saporosa ricca di

zenzero,colorita e odorante. Ella l’aveva gustata qualche volta

attratta dall’odore nella casa dei vecchi. Ne era divenuta ghiotta!

Sentirai che delizia!

[La figlia di Iorio, Gabriele d’Annunzio]

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Anche in una tragedia letteraria, in una struttura drammaturgica, teatrale, l’inserto del cibo ha un suo ruolo simbolico, culturale. Prendiamo per esempio un’opera teatrale di Gabriele D’Annunzio, La figlia di Iorio. Nel 1872, con La nascita della tragedia, Nietzsche aveva rivalutato il senso del tragico spostando il pathos nel quotidiano. Il tragico mitologico in D’Annunzio scende nella vita e si radica nella sostanza umana, intrisa di emozioni ancestrali. Egli, che aveva da poco compiuto il suo viaggio in Grecia, ne La figlia di Iorio (1903) imprime al senso tragico del mito, metafisico, una visione antropocentrica, mescolandolo a stregoneria e sacralità, superstizione e ritualità

Nei tre atti, ambientati in un clima agreste arcaico di un Abruzzo pastorale imbevuto di istinti primitivi, si intrecciano costantemente, formando un tessuto tragico complesso, richiami biblici ed evangelici, pagani e ancestrali.  Il personaggio di Mila, la protagonista, strega o martire, si incastra fino all’ ultimo in questo tessuto, tra una connotazione profana e una cristologica, fino al sacrificio finale in cui si assume la colpa per scagionare Aligi di parricidio, la cui maledizione le giunge come un dolore più atroce del rogo cui è destinata, dopo aver compiuto un ultimo, supremo gesto d’amore. Lungo i tre atti, il demone arcaico che porta a istinti animaleschi si bilancia con inserti di respiro sacro, puro, portati dal personaggio di Candia, figura devota che attraversa con coerenza di atteggiamenti contadini eppur saggi tutto il dramma. È lei che con cura e rituale sapienza prepara proprio una zuppa, in un ambiente agreste, primitivo, profondamente radicato alle tradizioni. I suoi gesti umili, cadenzati, compiono l’atto sacro della preparazione di un cibo povero quanto caratteristico, che doveva portare benedizioni e insieme presagi.

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Se ne versò una scodella colma, con un atto di golosità infantile e

ne ingoiò le prime cucchiaiate rapidamente.

“ Non ho mai mangiato nulla di più buono.

Ella chiamò ad alta voce Candia per lodarla

“candia, Candia,

La donna si fece a piè della scala ridendo

“Ti piace Signora,? “ …” Quanto mi piace,” Ti si converta in

buon sangue…”

E lo stesso augurio sia per tutti voi..

Si coverta per tutti in buon sangue

ZUPPA RUSTICA CON CECI DI ALTAMURA, PIZZICHI AL FARRO ABRUZZESI E CREMA DI FAVE MARCHIGIANA. Piatto vegano

Ecco allora tutta la potenza dell’Abruzzo di Rustichella d’Abruzzo in una Zuppa che parla di loro e della loro terra: abbiamo scelto un formato di pasta particolare, i PIZZICHI AL FARRO, simile ai maltagliati ma coi bordi increspati, a base di farro integrale bio 100% abruzzese. Ma aggiungiamo a questa zuppa una nota di viaggio: adoperiamo dei CECI BIANCHI DELL’ALTA MURGIA, un’ottima CORATINA di Olio Citalo (che con i legumi raggiunge la massima espressione!) e una speciale CREMA DI FAVE delle Marche di La Favalanciata

Abruzzo, Puglia e Marche in un’unico, semplice e buonissimo piatto!

ricetta zuppa rustica

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Prodotti

RUSTICHELLA D’ABRUZZO |LA FAVALANCIATA | OLIO CITALO

 

Author: chiaracaprettini

Scrittrice e foodblogger di Torino, appassionata di culture nordiche antiche. Nordfoodovestest è il foodblog dei piccoli produttori e della cucina letteraria

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