Gnocchi dello spazzacamino alle ortiche con fontina e lemongrass

O grande angelo nero / fuligginoso riparami / sotto le tue ali…. / O piccolo angelo buio, / non celestiale né umano….

[Eugenio Montale]

Prendete tanta fatica, tanto lavoro, tanta costanza. Aggiungeteci del fumo, un paesaggio di montagna di sottofondo, luce bianca di occhi abituati a liberare sempre gli spazi bui. E così ci catapultiamo nella bellissima Val Vigezzo – una delle sette valli che si diramano dalla Val d’Ossola – dove la tradizione dello spazzacamino è così radicata e profonda da meritare un raduno annuale, che richiama di volta in volta spazzacamini di tutto il mondo. Sono centinaia, e portano con sé competenze ma prima di tutto tradizioni, storie personali, racconti di generazioni. Che rischierebbero davvero di perdersi come fumo, ma per fortuna ci sono loro, eredi di un mestiere che proprio da quel maledetto fumo nero si sarebbe riuscito a liberare.

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Una figura particolare, quella dello spazzacamino,  intrisa di una poesia toccante, intensa e malinconica, pittorica quanto letteraria che è stata capace di ispirare artisti come Auguste de Chatillon, Aurelio Zingoni, Frederick Daniel Hardy, Paul Charles Moreau, e autori come De Amicis, Benjamin Britten, Eugenio Montale, Giuseppe Verdi, Hans Christian Andersen.

Ma è freddo e fame, l’odore del fumo sembra d’averlo fin dentro le ossa…

[Dal Museo dello Spazzacamino, Santa Maria Maggiore -VCO-]

In passato molti abitanti della Val Vigezzo si recavano all’estero per lavorare come spazzacamini professionisti, e spesso erano bambini, piccoli ed esili in grado di infilarsi abbastanza agilmente nelle cappe. Il lavoro di questi rüska, così si chiamavano, si esaurì intorno agli anni cinquanta del Novecento, ma da allora eventi e anche un Museo dello Spazzacamino a Santa Maria Maggiore (VCO)  tengono in vita un antico mestiere che non è solo memoria di vite ma anche culla di un paese. Pensate che il museo ospita anche i doni che ogni anno gli spazzacamini di tutto il mondo portano in occasione del raduno: comignoli, stufe d’epoca, insegne di vecchie botteghe aperte proprio dagli spazzacamini vigezzini in tutta Europa…

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GNOCCHI ALLE ORTICHE CON FONTINA E RADICCHIO, LEMONGRASS E BRICIOLE DI NOCCIOLA. Ricetta vegetariana 

E così mi ritrovo a pensare a un piatto con immensa tenerezza, mi immagino un piatto caldo, un po’ scuro come il loro lavoro, anche un po’ luminoso come la loro volontà e la loro fatica. Perché la volontà è chiara, chiara come luce e come nocciole sbriciolate. E allora penso agli gnocchi alle ortiche, una specialità della Val d’Ossola, confortanti, da servire belli caldi con una fondutina di Fontina. Un po’ di aromatiche speciali e via, il nostro piatto un po’ scuro un po’ chiaro è pronto.

In ricordo di chi ha liberato dal fumo, in ricordo di un lavoro che prima di tutto è un simbolo: liberare dalle ombre e andare sempre più in sù, e mostrare la luce. Grazie, spazzacamini!

 

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Ingredienti per 4 persone

500 g di Gnocchi alle Ortiche della Val d’Ossola; 150 g di fontina; 1/2 cespo di radicchio; 1 spicchio d’aglio; qualche nocciola; lemongrass Cannamela; olio evo, sale e pepe q.b.

Preparazione

  • In una padella insaporite un minuto l’aglio con un cucchiaio d’olio, sale e pepe. Unite il radicchio tagliato a striscioline e cuocete per qualche minuto.
  • Aggiungete un mestolo di brodo di verdura, un pizzico di lemon grass, gli gnocchi e la fontina a cubetti. Cuocete mescolando delicatamente per 4-5 minuti.
  • Nel frattempo pulite le nocciole e riducetele a pezzetti.
  • Servite gli gnocchi con un bel giro d’extravergine, ancora un po’ di lemon grass e le nocciole.

Prodotti 

CANNAMELA/ Ceramica POTERIE BECK

Gli gnocchi sono del PASTIFICIO OSSOLANO

 

Autore: chiaracaprettini

Scrittrice e foodblogger di Torino, appassionata di culture nordiche antiche. Nordfoodovestest è il foodblog dei piccoli produttori e della cucina letteraria

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