La merenda di Don Bosco

Nell’era dei social eating e del comfort food, nella società dei cooking show e dei talent culinari, nella televisione delle ricette e dello street food, eccoci con nordfoodovestest in un giorno che ci fa ricordare solamente di tornare bambini e lì, nei campi fioriti e nascosti della nostra memoria, riscoprire le nostre radici più profonde. Il 31 gennaio i campi del ricordo portano un nome, San Giovanni Bosco, e forse nel nostro immaginario ci ricollegano subito a due luoghi: uno del gioco, e uno del cibo condiviso. Ma qui non parliamo di food: qui il cibo è in tutta la sua intima grandezza e semplicità, profuma di ragazzi che giocano al pallone, sono stanchi e hanno fame; è un cibo santo perché porta il nome di un santo ed è sacro perché sa di farina, di grano, reca con sé il principio dei miracoli della terra.

foto don bosco e ragazzi

Festeggiamo Don Bosco il 31 gennaio, lo ricordiamo nella data della sua morte, avvenuta a Torino il 31 gennaio 1888, ma in realtà lo festeggiamo ogni giorno, quando dal panettiere il nostro occhio affamato cade sulla rosetta croccante appena preparata, allora la acquistiamo, ci facciamo aggiungere qualche buona fetta di salame e ce la gustiamo. Quello è un cibo sacro e santo insieme, perché è il cibo di Don Bosco, la merenda che offriva ai suoi ragazzi mentre giocavano in oratorio. In due fette di pane e salame è racchiuso il mistero più profondo di un uomo che ha donato la vita ai giovani e grazie al quale i giovani, oggi, recano in sé un germe spesso inespresso di miracolo.

pane-salame

Viviamo in un’epoca troppo complicata e crediamo che non sia più possibile sedersi in mezzo ai ragazzi, mangiare con loro, dividere un pasto che dopotutto è una semplice merenda. Ma non è una merenda pronta, non è una merendina confezionata, né un gelato industriale. È quella merenda che ai nostri bambini manca e ai nostri ragazzi ancora di più. Viviamo nell’epoca del tutto pronto, in cui fare fatica per cercare o preparare qualcosa sembra tempo sprecato; è molto più semplice ricorrere al tutto pronto. Ma il pane ci insegna quanto questo non sia possibile: preparare quelle rosette che Don Bosco offriva ai suoi ragazzi è un’arte, una sapienza che dura tutta la notte e anche di più, i veri fornai lo sanno bene. È un insieme delicato di infiniti elementi, perché non basta che quel pane lieviti bene se poi la farina utilizzata è di scarsa qualità. E, al contrario, anche l’occhio vuole la sua parte: se quella rosetta non lievita, non solo non la scelgo tra le tante, ma se la scelgo mi rimarrà a vita sullo stomaco.

In fondo, non facciamo lo stesso con i ragazzi, accontentandoli in maniera veloce solo per farli tacere o tenerli a bada? Ci siamo dimenticati come si fa a preparare un panino con due fette di salame: il piatto più semplice del mondo, ma forse proprio per questo apparentemente impossibile da assemblare. Per fortuna arrivano giorni come questi, in cui ricordiamo quanto quel santo maestro di Castelnuovo avesse fatto scendere su ogni giovane una luce di miracolo. Che noi adulti teniamo sopita, ma che, anche con una certa urgenza, dobbiamo risvegliare, e nella semplicità disarmante di una merenda come quella di Giovanni, tenere a mente quanto il semplice sia buono e sacro insieme. Proprio Don Bosco ci suggeriva che non basta che i giovani siano amati: essi devono sapere di essere amati. E la conoscenza dell’amore passa attraverso la cura e le attenzioni, le stesse che il fornaio rivolge al suo pane, le stesse che Giovanni riservava ai suoi ragazzi. Basta non dimenticarsi quanto una umile merenda servita su una panchina di un cortile possa serbare in sé il più grande degli ammaestramenti…

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Ecco che per risvegliare e sollecitare i nostri ricordi, le nostre merende in cortile o a scuola, quelle che ci preparava la mamma o la nonna con tanta cura e dedizione, il panino preparato dalla cuoca dell’asilo che era sempre fatto con il pane migliore e il prosciutto fresco, ecco, per risvegliare tutto ciò, arriva in aiuto l’ONAS – Organizzazione Nazionale Assaggiatori Salumi.

Li ho conosciuti tramite Chiara e Giacomo, splendida coppia di amici della Valsusa che ogni tanto si diletta in queste piacevoli esperienze (Giacomo è mio collega AIS, Chiara insegna ma segue Giacomo volentieri. Come darle torto?). L’associazione, costituitasi a Cuneo nel 1999, “è un’Associazione no profit che programma e realizza per i Soci corsi di formazione per Tecnici Assaggiatori di salumi.
La sua organizzazione si avvale di Referenti tecnici territoriali provinciali e regionali, che programmano periodicamente sedute di degustazione a cui partecipano i Soci che costituiscono i panel di Assaggiatori Esperti.
L’analisi sensoriale dei salumi ha come finalità quella di formulare una valutazione dei caratteri organolettici dei prodotti, in particolare di quelli tipici legati al territorio per favorirne la conoscenza e la diffusione.”. Non c’è giorno migliore di questo per parlarne, e anche il nostro Giovanni ne sarebbe entusiasta.

L’ONAS organizza corsi in tutta Italia con lo scopo di formare Tecnici Assaggiatori di salumi attraverso corsi divisi in 2 livelli. Chiara e Giacomo hanno partecipato, e mi hanno svelato racconti così entusiasti che non posso non condividerli a mia volta. Più nordfoodovestest di questo! Dalla Classificazione dei tagli e loro utilizzazione nei prodotti di salumeria alla Parte pratica: degustazione guidata di 3 salumi, di cui 1 in abbinamento con il vino; passando attraverso I prodotti DOP, IGP e le specialità tradizionali, l’affettatura e gli abbinamenti. Questo solo un assaggio di alcuni degli argomenti, ma tutte le informazioni specifiche relative alle date di inizio e alle sedi dei corsi sono reperibili sul sito http://www.onasitalia.org/ –

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Ph. ChiaraBenedettini&GiacomoLorenzati

Mi appassiono quando ascolto racconti carichi di energia come questi: seguire un corso di questo tipo è prima di tutto manifestare il rispetto più puro e vero per il proprio territorio, conoscere prodotti e puntare su quelli, che sono alcune delle piccole e grandi meraviglie enogastronomiche del nostro Paese. Assaggiare per scoprire e per conoscere; assaggiare per valorizzare e diffondere; assaggiare per tutelare e tutelarsi e rendere esperti sé e gli altri. Corsi che non sono solo corsi ma vere e proprie immersioni culinarie e relazionali.

E allora, perché non iscriversi?

Un GRAZIE particolare a Chiara e Giacomo per averci donato gustosi assaggi e utili informazioni in questo giorno che, più degli altri, ci ricorda quanto una rosetta di pane e salame sia prima di tutto un salto nella disarmante semplicità del sacro, perché una fetta di pane non è solo pane ma un panis angelorum che ci eleva verso l’altro. O l’altrove, laggiù nei campi del cuore e del ricordo, dove Don Bosco divide una fetta di salame con Giacomo e Chiara, e lì, in mezzo ai ragazzi, ci offre preziosi attimi di pura condivisione.

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Ph. ChiaraBenedettini&GiacomoLorenzati
  • NOTA BENE

Parte di questo articolo è leggibile anche sul numero di questa settimana de IL NOSTRO TEMPO http://www.lavocedeltempo.it/ –

Ringrazio Chiara Benedettini e Giacomo Lorenzati per aver condiviso la loro esperienza e messo a disposizione racconti e immagini!

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