Sei ciotole per i sei sapori dell’Ayurveda

Fare cucina può essere anche fare filosofia, estetica e poesia.

Filosofia, nella prospettiva di considerare gli alimenti nella loro misura, nel loro equilibrio, nella loro qualità, ossia in quegli aspetti che pongono gli essere umani in armonia col mondo.

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Estetica, nella prospettiva di percepire il cibo nelle sue potenzialità gustative, cromatiche, di forma e di contrasti, di sapori e di seduzione visiva.

Poesia, come risultato di parole e gesti nel pensare e nel preparare il cibo che creano nell’espressione del “fare” un risultato globale di grande valore sul piano dei sentimenti. Allora il cibo diventa protagonista della nostra salute, ed entriamo così nella visione ayurvedica. Il termine Ayurveda deriva da “veda” conoscenza e “ayus” vita. Il suo significato perciò riguarda la conoscenza della vita e attraverso la sua considerazione ci si può avvicinare alla strada che ci riporta alle origini per raggiungere così il benessere del corpo e della psiche anche attraverso l’alimentazione.

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Secondo la tradizione indiana, la visione ayurvedica ci aiuta a stare meglio innanzitutto con noi stessi e di conseguenza con il nostro ambiente e quindi con il mondo, perché ci sostiene con i suoi equilibri, con i suoi bilanciamenti che ci riportano a una considerazione armonica fra l’esterno e l’interno, fra il mondo e la nostra anima. I disturbi del corpo che si riflettono sulla psiche (e ci fanno diventare somato-psichici) o i disturbi della psiche che si riflettono sul corpo (e ci producono effetti psicosomatici), possono anche essere il risultato di un’alimentazione non armonica, non equilibrata, troppo poco poetica, troppo scarsa sul piano estetico, troppo poco meditata e veloce, troppo poco “filosofica”.

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Partendo dal principio che l’alimentazione ayurvedica è fondata su sei sapori – dolce, acido, salato, piccante, amaro, aspro – che devono sempre essere presenti nei nostri pasti, il piatto di oggi vuole essere una tavolozza di ciotole fondata sulla commistione di alcuni ingredienti appartenenti proprio a questi sapori:

  • riso arborio + burro + sale rosa di Cipro (dolce + salato)
  • fagioli bianchi + pepi misti (aspro + piccante)
  • fagioli bianchi + cacao amaro + zenzero (aspro + amaro + piccante)
  • datteri + crema di capra (dolce + acido)
  • aglio + anacardi e mandorle + noci (piccante + dolce + aspro)
  • centrifugato di cetriolo e limone (amaro + acido)

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Il consumo di questo pasto deve quindi essere considerato un viaggio dalla coscienza alla materia e dalla materia alla coscienza, secondo una visione di saggezza che innalza lo spirito e produce armonia. [testo Ave Appiano]

| Il riso è bollito e condito successivamente con burro e sale. I datteri sono tagliati in due, privati del nocciolo e farciti con la capra (scegliete un formaggio fresco e ammorbiditelo se necessario con un goccio di panna) |

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Autore: chiaracaprettini

Scrittrice e foodblogger di Torino, appassionata di culture nordiche antiche. Nordfoodovestest è il foodblog dei piccoli produttori e della cucina letteraria

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