Travel. Sapori di Francia: 5 giorni nella CHAMPAGNE

Non c’è solo l’orizzonte sul mare. C’è anche l’orizzonte sulle vigne, quando il cielo netto taglia il giallo, le foglie galleggiano come riflessi, le nuvole si scontrano con la terra. E nascono capolavori…

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Cinque giorni nella Champagne sono pochi. E sono tantissimi.

Ti bastano poche ore per accorgerti di qualcosa che non avevi mai notato: esiste un orizzonte sottile e geometrico, fine e maestoso che domina le vigne gialle di ottobre e le abbraccia. L’orizzonte sulle vigne è l’orizzonte delle vigne, come se si appartenessero fino a diventare un tutt’uno. E così gli occhi si mescolano e confondono in questa pasta gialla delle foglie nella nebbia. Un giallo oro che non avevi mai visto prima, indefinibile. È un oro bagnato di senape, un miele macchiato di sole, un pezzo di sole timido verso il tramonto toccato dall’erba. Un giallo che non puoi spiegare, e che ti toglie il fiato.

Cinque giorni sono pochi. E sono infiniti.

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Ti rechi subito ad Ambonnay (Montagne de Reims) e qui, per puro caso, conosci una piccola Maison, VARLOT&FILS, umile e famigliare, che però è anche Grand Cru, e la vista della loro casa è mozzafiato: mari e mari di filari gialli, ordinati, puliti, e nemmeno il vento li scalfisce. Da svegliarsi qui tutte le mattine della vita, e rendere la propria vita la più bella mai vissuta.

Poi ti sposti da PATRICK SOUTIRAN, sempre ad Ambonnay. Viticoltori da più di cinque generazioni, Grand Cru e Premier Cru come se piovesse. Ti accolgono i figli nella loro cantina che ha più di trecento anni, con Champagne del 1988 che condividi insieme a loro intorno a un tavolo. Come se ci si conoscesse da sempre, e forse è così.

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La Maison ROGER BRUN ad Aÿ (Vallée de la Marne) è un viaggio che merita il viaggio: sarà per monsieur Philippe, i suoi racconti, le sue pillole di saggezza che ti aprono un po’ più gli occhi sul mondo del vino, il suo modo entusiasta di servirti Champagne anche qui come se piovesse. Ma lui li fa piovere davvero, perché in un’ora ti apre otto bottiglie, e le ultime tre le assaggia insieme a te, e tu ti assapori quel vino come il migliore mai bevuto. Io mi innamoro totalmente della Cuvée des Sires… Provare per crede.

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HERVE DUBOIS ad Avize (Côte des Blancs) ti rapisce per la sua dolcezza: monsieur Hervé racconta con estrema umiltà della ricercata e amata freschezza dei suoi Champagne, parla di sua figlia, della sua cantina da 150.000 bottiglie. E la visitiamo proprio, questa cantina: un lombrico di cunicoli fitto di bottiglie. Fino all’ultima stanza, dove le gyropalettes ci dicono che lo Champagne è quasi pronto. C’è molto lavoro dietro, ci dice sorridendo Hervé. Proprio così. E tu ti commuovi pensando ai miracoli appena assaggiati.

Cinque giorni nella Champagne sono pochi. E sono tutto ciò che avete sempre desiderato.
Vedere la statua di Dom Perignon, e fargli l’occhiolino come a dirgli Merci. E vigneti su vigneti, foglie su foglie, Champagne ovunque che ti prendono costantemente per mano. Sono come bussole, e così tu non ti perdi mai, perché sai che loro ti conducono sempre a casa: che è quel posto dove ti senti bene.
Cinque giorni nella Champagne. E ti senti a casa…

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Vigne, colori e crayères…

Nessuno può spiegartelo finché non sei tu di persona a viverlo. Anzi, a percorrerlo. Devi essere paziente e andare su e giù nelle strade dei paesi, e non solo per vedere quello che c’è sopra, ma anche – e soprattutto – per immaginare tutto quello che c’è sotto. Inspiegabile, ma quando ci sei sopra ti toglie il fiato. Il solo pensiero ti toglie il fiato. Finché arrivi a Reims, e visiti le Crayères di VEUVE CLICQUOT. Scendi scale ripide, il buio si fa sempre più pastoso, l’umido e il freddo non sono così prepotenti come ti immagineresti. Strano ma vero, non fa nemmeno così freddo. Perché questa non è una cantina: è un mondo sotterraneo che si articola sotto terra come un lombrico. E non sai se è grande la magia di essere sotto, a percorrere cunicoli di chilometri e chilometri, o sopra, ad immaginare tutta quella ricchezza nascosta sotto terra.

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Il mondo delle parole lascia spazio a quello degli sguardi e delle sensazioni: nessuno può raccontarti quanto sia incredibile scorgere questi piccoli giganti che dormono. Sono lì, le bottiglie di Veuve, che sonnecchiano in silenzio. Al buio, coperte da una massa di polvere spessa che è un misto di muffa e spugna. E non capisci cos’è, ma ti piace perché sai che quella coperta abbraccia le tue future bollicine. E vuoi bene a quella coperta, così come ti affezioni subito a queste crayères scavate nella notte dei tempi a 35 metri sotto terra. Il mondo sotterraneo non è sempre il mondo del mistero: qui tutto è alla luce del sole, ma il sole non si vede, perché è quello che lentamente cresce nelle bottiglie e che, dopo lunghe fasi, tantissimo lavoro e attenzioni meticolose, ci restituirà tanto stupendo Champagne.

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Ti aggiri in questi cunicoli che hanno la sembianza di una cattedrale gotica, si elevano verso il cielo come a voler toccare l’alto. E forse lo toccano: toccano un alto sotto terra. Non è strano? Non è bellissimo? Non avresti mai pensato di amare delle crayères, ma non puoi fare altrimenti: qui dove i giganti dormono, ma non per sempre. Questo è un loro luogo di passaggio, ecco perché nonostante il buio, qui sotto la vita pullula e soffia silenziosa e costante. Senti la vita che pulsa, la percepisci in maniera tangibile, tangibile come quando esci fuori all’aria aperta, ti sposti di qualche metro verso il centro di Reims, e pensi allo spettacolo che c’è lì sotto. Ti fermi, guardi i tuoi piedi, hai quasi timore di fare male a quei giganti. Ma i giganti sono forti e non si scalfiscono. Loro sono lì sotto, per infiniti chilometri e per infinito tempo. Ma, prima o poi, usciranno fuori, e da giganti si trasformeranno in petali di rosa; delicati, profumati, fini e bellissimi. Quei giganti diventano il tuo Champagne, ed è un miracolo che nasce sotto terra, si sviluppa sotto terra, matura sotto terra, ma è solamente sulla terra che si fa vita. E ti eleva verso l’alto…

Una domenica di ottobre nella Champagne

Immaginate la nebbia presto del mattino che si dirada. I filari marroni che diventano rossi e il cielo che da grigio si apre e lascia spazio all’azzurro. Immaginate una totale assenza di vento, una totale assenza di rumori e una totale assenza di ombre. Perché qui l’ombra in realtà è piena di luce. Prendete un giorno di autunno abbastanza fuori dal comune, tiepido come un inizio di primavera, terso e fine, quieto e ordinato. Colori mai visti, mantelli di oro e di verde mescolati all’arancione, al beige e al verde scuro. Come prendere dei pennelli intinti, mescolarli, creare un’unica pasta indistinta e dare vita a tutto questo. Essere nella Champagne in un pomeriggio di fine ottobre significa sperimentare per la prima volta un senso di emozione struggente e folgorante insieme, un qualcosa che non hai mai provato e per il quale quindi non trovi le parole per descriverlo.

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Non ci sono parole, non possono essercene: attraversi chilometri e chilometri di vigne che sembrano disegnate a tempera, ma una tempera precisa, che non lascia spazio a schizzi. Qui gli unici schizzi sono quelli del sole sulle foglie, ma più che schizzi sono vellutate di luce su filari di colore. Visitare la Champagne significa camminare su cunicoli e cunicoli di bottiglie che riposano, ma vuol dire anche attraversare campi di luce, orizzonti di vigne attraversate da un silenzio che non spaventa. Inspiegabile, ma qui l’ombra non è ombra, il silenzio non è silenzio. Perché la luce sale dalla terra, scende dal cielo, impasta le vigne, riflette le foglie, invade le strade. E strazia gli occhi di una bellezza irripetibile.

Eccoli, in questa valle del Paradiso, grandi Champagne nascono, mai per caso. Hai la sensazione che ogni bottiglia sia un bambino desiderato e aspettato per anni, voluto, curato e protetto. Chi fa Champagne è un custode, un guardiano di un grande gigante o di una piccola creatura. Fa lo stesso, ciò che conta è che, lì sotto la terra, quella piccola grande magia si sviluppi piano piano. Con estrema pazienza. Il mondo dello Champagne è il mondo della pazienza, e delle attenzioni meticolose, dei giorni scanditi da fasi regolari.

I viticoltori sono dei bravissimi guardiani del faro…Come loro, i nostri amici Champagne ROBERT FAIVRE, conosciuti da tempo ma incontrati solo oggi, in una domenica in famiglia in mezzo alla valle del Paradiso. Perché così si chiama parte del loro vigneto. I loro piccoli giganti nascono in un villaggio di circa 180 abitanti, c’è una sola strada, tutt’intorno Pinot Meunier, sopra cielo, sotto terra, e giallo, verde, sfumature, qualche piccolo grappolo ancora sui filari. Il silenzio è prepotente, i sorrisi dei nostri amici Faivre sono grandi come queste terre, autentici come qualcosa di appena nato. Ecco, proprio come la luce del mattino quando è pulita, nitida, e il giorno comincia e sembra che cominci una nuova vita. Tanto Champagne, tanti racconti e soprattutto tanta fatica. Il mondo dello Champagne è un mondo di grandi numeri, ma anche di grandi persone. Soprattutto di grandi persone. Perché solo chi è grande fa cose grandi. E qui ne hai la conferma.

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Immaginate quei vigneti pennellati e puliti, immaginate una giovane coppia di viticoltori che porta avanti l’azienda di famiglia qui dove non c’è nient’altro se non il tutto. Il tutto riempie e qui è tutto un pieno di tutto ciò che si può immaginare. Aria, tempo, quell’atmosfera sospesa dove la natura insegna, prendendoci il cuore ed insegnandoci ad ascoltarlo. La Champagne: la terra dove ci si ascolta, nel silenzio di grandi nascite, nel rumore vivace e vitale della forza prepotente e commovente del lavoro umano.

Merci Champagne, sei una regione straordinaria!

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Andare per Champagne

Varlot&Fils. Ambonnay

Patrick Soutiran. Ambonnay

Roger Brun. Aÿ

Robert Faivre. Belval-sous-Châtillon

Veuve Clicquot. Reims

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Vi consigliamo anche:

Hervé Dubois. Avize

Robert Moncuit. Mesnil sur Oger

Herbert Beaufort. Bouzy. Soffermatevi sull’albero genealogico riprodotto nella sala degustazione: il modo migliore per prendere coscienza di come lo Champagne sia un continuo passaggio di saggezza e sapienza da una generazione all’altra

Pierre Callot. Avize (Visitare la loro cantina, e assaggiare il loro Grand Cru Blanc des Blancs venti metri sotto terra, è un’emozione grandissima).

Per informazioni su queste etichette, listini e acquisti, scrivetemi direttamente all’indirizzo chiara@madavin.it o visitate il sito www.madavin.it

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