Tortiglioni al farro con luganega, fonduta di Asiago e polvere d’oro ispirati a La Locandiera

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Quei che mi corrono dietro, presto presto mi annoiano. La nobiltà non fa per me. La ricchezza la stimo e non la stimo. Tutto il mio piacere consiste in vedermi servita, vagheggiata, adorata. Questa è la mia debolezza, e questa è la debolezza di quasi tutte le donne. A maritarmi non ci penso nemmeno; non ho bisogno di nessuno; vivo onestamente, e godo la mia libertà. Tratto con tutti, ma non m’innamoro mai di nessuno. Voglio burlarmi di tante caricature di amanti spasimati; e voglio usar tutta l’arte per vincere, abbattere e conquassare quei cuori barbari e duri che son nemici di noi, che siamo la miglior cosa che abbia prodotto al mondo la bella madre natura…

[La Locandiera, Carlo Goldoni]

Astuta e temeraria. Orgogliosa e sfacciata. Incredibilmente abile e scaltra. La nostra Mirandolina fa cascare tutti ai suoi piedi, anche il misogino Cavaliere di Ripafratta che di donne proprio non ne voleva lontanamente sapere e poi arriverà perfino a innamorarsene. Povero Cavaliere, vittima inconsapevole delle trame nascoste dell’acuta Mirandolina. Che non si può evitare, che non si può non amare.

Lei e i suoi intingoletti con cui ammalia gli uomini, lei a cui comunque, nonostante tutto, ti affezioni. Perché forse in fondo in fondo ti fa tenerezza. O forse vorresti essere come lei: spregiudicata, sicura, sprezzante.

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Anche la pasta non puoi fare a meno di amarla, però è un amore differente: la pasta è pura, è candida, non ti tradisce mai. Sì, può essere scotta, o può essere preparata male, ma io parlo della pasta – come diceva mio nonno – fatta “come Dio comanda”. E quella non tradisce mai, quella sì che ti prende e ti avvolge di un amore incondizionato. Forse anche lei, un po’ come Mirandolina, ti fa cascare ai suoi piedi. Ma, dopotutto, perché resisterle? Perché resistere alla sua trafilatura, a quel gusto pieno anche solo condita con un filo d’olio? Perché non cadere di fronte al fascino della nostra Mirandolina fatta a forma di penne, fusilli, farfalle o degli intramontabili spaghetti? Impossibile. Allora, davanti a un piatto di pasta, ci sentiamo un po’ come il Cavaliere di Ripafratta: magari un po’ restii lì per lì, ma poi trascinati dal fiume in piena della sua seduzione, del suo modo di avvolgerti e meravigliarti tra gusti importanti o caserecci. Una Mirandolina di pasta, ispirata proprio alla simpatica quanto furba locandiera di Goldoni. In un mondo che, prima di essere teatro, è vita. Ma vita vera, senza tante maschere, ma con i nostri gesti, sguardi, azioni che tradiscono o mostrano la nostra essenza più completa.

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I “tortiglioni di Mirandolina” al farro con fagioli Lamon, lugànega al finocchio, fondutina di Asiago e polvere d’oro ispirati a Carlo Goldoni

Questo piatto è un omaggio alla Venezia di Goldoni, alla Treviso di Pasta Sgambaro e, in generale, al Veneto dei borlotti Lamon e all’Asiago. Una ricetta con abbinamenti da osteria, la classica pasta e fagioli, con un tocco femminile di una delicata fonduta di Asiago.  Il tutto immortalato dai sentori di carciofi di un olio siciliano che, con grande finezza, ci dà un bello scossone finale.

Uomini e donne, conquistati da un lato, conquistatrici dall’altro, cavalieri deboli e locandiere astute. E polvere d’oro Manetti Battiloro, fine ed elegante, perché la nostra Mirandolina resta pur sempre eccelsa rappresentante “della miglior cosa che abbia prodotto al mondo la bella madre natura…”.

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Ingredienti per 4 persone

320 g di tortiglioni di farro monococco Sgambaro; 250 g di salsiccia lugànega; 150 g di Asiago; 200 g di fagioli borlotti Lamon (conosciuti anche come i ‘Borlotti del Feltrino’); 1/2 cipolla rossa; 1/2 bicchiere di vino rosso; 1/2 bicchiere di vino bianco; semi di finocchio; olio evo, 1 cucchiaino di miele millefiori; sale e pepe q.b.; polvere d’oro Giusto Manetti Battiloro

Preparazione

  • In una padella scaldate un cucchiaio di olio, aggiungete semi di finocchio e salsiccia tagliata a pezzetti. Sfumate col vino e cuocete per 5 minuti.
  • Nel frattempo in un pentolino, fate insaporire la cipolla tagliata sottile con un filo di olio, un pizzico di pepe e il miele. Fate andare il tutto a fiamma bassa per 3 minuti.
  • Buttate la pasta in abbondante acqua bollente salata. Un paio di minuti prima di scolare la pasta, preparate la fonduta sciogliendo l’Asiago a pezzetti nel vino con un pizzico di pepe. Il tutto a fiamma bassa.
  • Unite la pasta al condimento di fagioli e salsiccia. Concludete con la fonduta, qualche seme di finocchio, un cucchiaio di olio e, prima di servire, cospargete con la polvere d’oro per un tocco finale prezioso e sorprendente. Consiglio il piatto con un bel calice di Soave Classico DOC (per ragioni tematiche, potevo non scegliere “Le Cortigiane”?). 

Prodotti

SGAMBAROGIUSTO MANETTI BATTILORO

L’Extravergine adoperato è l’Extravergine Biologico dell’AZIENDA AGRICOLA ANTONINO CENTONZE

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Autore: chiaracaprettini

Scrittrice e foodblogger di Torino, appassionata di culture nordiche antiche. Nordfoodovestest è il foodblog dei piccoli produttori e della cucina letteraria

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