Scoprire CANELLI e le sue cattedrali del vino: luci, musica e una strada per gli innamorati

E a volte hai bisogno di scendere giù per trovare l’alto…

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Nel corso della storia, lungo un cammino che affonda le sue radici nella più remota antichità, l’uomo ha cercato di sfidare in tutti i modi non solamente le altezze del cielo, ma anche le profondità della terra. L’obiettivo è sempre stato quello di scoprire un punto lontano, di perlustrare nuove dimensioni, qualcosa di irraggiungibile, e di trovare sicurezza e protezione governate da un senso del sacro incommensurabile.

Dalle ziggurat mesopotamiche del ll millennio a.C. alle piramidi egizie alle grandi cattedrali gotiche, testimonianze eccelse della spinta verso l’alto,  ma anche dalle grotte o cunicoli greco-romani per la conservazione del vino alle catacombe cristiane, alle cattedrali sotterranee etiopiche di Lalibela scavate nelle profondità oscure della terra nel XII – XIII sec. vere e proprie architetture scolpite nella roccia, fino alle cattedrali sotterranee di Canelli, in Piemonte, ci possiamo interrogare su quale spinta suprema abbia guidato l’uomo verso imprese così incredibili. E quale senso del divino abbia potuto allineare la ricerca del sacro con la conservazione del vino.

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Le cattedrali sotterranee di Canelli si pongono quindi come una testimonianza storica di enorme valore, sia per la qualità strutturale della loro architettura sia per il valore dato alle tecniche di affinamento e di conservazione del vino. Costruite tra la fine del XVI sec. e il XIX sec. queste cattedrali sotterranee, divenute Patrimonio Unesco nel 2014, costituiscono l’emblema di quanto il vino sia da sempre impregnato di una sacralità tale da riservargli particolari cure e meticolose attenzioni oltre che imprese impensabili.

CANTINE BOSCA

“La terra è amore e fatica. Racconta una storia che è fatta con il sudore della fronte, generazione dopo generazione. Di voglia di vincere le intemperie. Di capacità di domare le avversità.”

Molto vicine una all’altra e simili anche per la struttura, queste gallerie sotterranee scavate nel tufo sono un perfetto isolante termico in grado di  mantenere costante la temperatura per l’affinamento, come ci insegnano i vini di un marchio storico come BOSCA. All’interno sono disposti gli antichi bancali, dove prende vita il Metodo Classico di Bosca, tra pupitres e lattes, ma anche tini, presse e sistemi di filtraggio.

Si tratta di quasi un chilometro di grotta-cantina che testimonia il titanico lavoro di scavo che è stato fatto nei secoli, che si snoda nel cuore sotterraneo delle nostre colline astigiane.

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La sensazione quando si scende le scale per accedervi è di pura meraviglia. Bosca ha creato un gioco di luci incredibile, dal 2015 Anno Internazionale della Luce queste cattedrali sono dotate di un’illuminazione “fotonica” nel vero senso della parola. Difficile trovare le parole per descriverlo, ma lì sotto, insieme a una musica imponente che ti accoglie, hai proprio la testimonianza tangibile di quanto vino e luce siano due concetti che vanno di pari passo.

Non ci penso mai, eppure dovrei: associo sempre il vino alla terra, eppure anche la luce gioca la sua parte. L’osservazione di un vino parte proprio dal suo esame visivo, e ciò che vediamo, quel colore giallo paglierino o rosso rubino, non è forse espressione della luce allo stato puro? Il buio delle cattedrali si incontra piacevolmente con luci e musica, Pia Bosca – amministratore delegato dell’azienda – mi racconta storie e aneddoti della sua famiglia. Lei insieme ai suoi due fratelli Polina e Gigi mantengono salda una tradizione che perdura dal 1831. Non importa quanto grande sia un’azienda: Bosca lo è, e anche molto (parliamo di 75 milioni di bottiglie annue), ma non esiste un limite alla commozione. Perché la storia di Bosca, del suo fondatore Pietro, di quell’incredibile voglia di sfondare il mondo e fare qualcosa di grande per sé e per gli altri, è la storia di generazioni che si passano un testimone di grandi competenze ma prima di tutto di grandissima passione. Avevano una voglia incredibile di fare, i fondatori di Bosca: viaggi per nave, sacrifici, rinunce. Quelle figure di metà Ottocento per le quali nulla era impossibile, perché il proprio progetto era più forte, la propria tenacia lo era, e gli ideali andavano di pari passo con la perseveranza.

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A Pia brillano gli occhi, e a me con lei. Grandissimi numeri, quelli di Bosca, ma poi arriviamo a uno spazio all’interno delle cantine un po’ particolare e qui si deve solamente ascoltare: la musica è quella di Casta Diva, messa in opera nel 1831, lo stesso anno della fondazione di Bosca. L’installazione è opera di Eugenio Guglielminetti, e qui, ogni volta che Pia porta i visitatori, lascia un pensiero a questo grande scenografo di teatro che continua a vivere attraverso le proprie opere. E allora restiamo un attimo in silenzio, qui dove luce e musica parlano al nostro posto, e l’arte di Eugenio gira nell’aria.

Godiamoci arte e luci qui nelle cattedrali di Bosca, una delle più antiche case spumantiere italiane, immersa nella gentile poesia del Monferrato astigiano. Vini del territorio, spumanti per un’azienda che con grande sapienza e rispetto unisce tradizione a innovazione. E allora ritroviamo grandi bollicine a fianco di rossi, bianchi e perfino vini Ḥalāl e Kosher. Il mio preferito? Riserva del Nonno, un Metodo Classico Brut che ha in sé tutta la potenza della storia di Bosca unitamente alla sua invidiabile classe ed eleganza…

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DISTILLERIA BOCCHINO

“Il segreto dei nostri distillati è racchiuso nel suolo che li ha visti nascere…”

Non andate via da Canelli senza passare dalla DISTILLERIA BOCCHINO. Con loro parliamo di 120 anni di esperienza nell’arte della Distilleria.

Bocchino nasce a Canelli nel 1898 e da allora, nelle cantine scavate nel tufo della collina, le loro grandi grappe affinano lentamente in piccole botti di rovere e barrique. Mai come nelle cantine di affinamento dei distillati si prende consapevolezza di quanto il trascorrere del tempo sia spesso nota altamente positiva (oltre che necessaria). Qui si impara l’immenso valore della pazienza, che unito alla perseveranza, alla sapienza e anche a un pizzico di sano spirito creativo, dà vita alle loro grandi grappe.

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Penso sinceramente che le grappe vadano insegnate: il loro valore va trasmesso, quello che c’è dietro va reso traducibile e trasmissibile, perché non è affatto un mondo semplice, il loro. Non è un mondo semplice da capire, sia nella storia sia nell’assaggio. Ma per fortuna Bocchino rende tutto molto familiare, perché la loro storia è così: di famiglia, di forza, di meticolosa precisione. Qui dove si impara a sentire l’anima delle cose, dove assaggiare i loro tanti distillati significa inchinarsi umilmente di fronte a mostri sacri di eccellenza e profumi. Qui dove impari che la grappa è un’arte immensa che ti regala una gioia infinita una volta che – almeno un po’ – riesci a decifrarla e avvicinarla…

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LA VIA DEGLI INNAMORATI 

Canelli però pensa a tutti, non solo agli amanti del vino. E così ha sviluppato un sentiero unico nel suo genere, la cosiddetta “VIA DEGLI INNAMORATI“. Sì, proprio loro, i fidanzatini di Peynet, perché proprio a Canelli il celebre illustratore aveva dedicato ai suoi innamorati una piastrella. Alcuni dei migliori artisti locali hanno reso omaggio alla loro idea di amore con opere dislocate lungo la Sternia (in dialetto “sentiero”). E dove si arriva alla fine del percorso? Al Belvedere, che regala un panorama bellissimo sulla città e tutto il paesaggio circostante, dichiarato Patrimonio dell’Umanità Unesco nel 2014.

Dove mangiare

Se avete voglia di entrare in un’opera d’arte, vi consiglio L’OSTERIA DEI MERAVIGLIATI con sosta obbligata all’Enoteca Regionale: affreschi dell’artista Tonino Catalano, ottimi piatti della tradizione e una scelta di vini precisa e molto curata.

Prossimamente

Segnatevi assolutamente DOMENICA 11 NOVEMBRE, perché proprio qui a Canelli torna la “Fiera Regionale del Tartufo” e la“Fiera di San Martin”. Si inizia sabato 10 novembre con l’accensione, alle ore 17, dell’abete monumentale, mentre domenica il centro storico sarà chiuso al traffico e animato da un grande mercato con più di 150 produttori: una festa per gli amanti delle eccellenze enogastronomiche. Il tartufo sarà in vendita ma anche proposto in degustazione e abbinato ai vini locali.

Sia sabato sia domenica potrete visitare Bosca, così come le altre case spumantiere di Contratto, Coppo e Gancia, oltre che la Distilleria Bocchino e percorrere la via degli Innamorati.

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Autore: chiaracaprettini

Scrittrice e foodblogger di Torino, appassionata di culture nordiche antiche. Nordfoodovestest è il foodblog dei piccoli produttori e della cucina letteraria

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