Kastelaz, Bressanone, Novacella: tre itinerari nel vino altoatesino

Il vino è un itinerario perché traccia in noi una mappa emotiva senza coordinate.

Itinerario ovvero “iter” viaggio.

Pensateci: nella parola viaggio non si contempla la parola “meta”. Il viaggio è la partenza, il viaggio è il percorso. Nessuno ci dice che dobbiamo arrivare, ma che dobbiamo partire sì, eccome se dobbiamo partire.

E in fondo, penso che sia come il vino.

Il vino è un viaggio non perché ci fa arrivare da qualche parte, ma perché ci fa perdere in mille luoghi.

Ci confonde, ci stupisce, ci ammalia, ci sorprende. Dal momento in cui lo osserviamo, lo portiamo al naso e infine lo assaggiamo, il vino traccia in noi dei percorsi: non esiste cartina, non esiste bussola. Esiste solo ciò che siamo predisposti a vivere, esiste ciò che desideriamo concederci. Il vino non ci chiede quasi nulla. Quasi perché qualcosa forse il vino da noi lo esige:  non avere preconcetti. Quando assaggiamo un vino sconosciuto, l’atteggiamento migliore non è forse proprio quello di non crearsi aspettative? Ma piuttosto farsi travolgere, come un mare in piena. Solo così quel vino sarà il nostro iter, solo così quel vino saprà tracciare in noi un percorso nuovo perché sarà il percorso…

Il vino è il viaggio perché non ci chiede nulla. Solo di abbandonarci ad esso, e partire con lui.

Infiniti gli itinerari nel vino altoatesino.

Puoi scegliere di percorrere il sentiero del Pinot Nero, o quello del Gewürztraminer, o perderti in Val Venosta, Castel Sallegg, Cornaiano, Marlengo, Chiusa, Terlano, Lagundo e infiniti altri percorsi. O perché non sostare un giorno intero a Novacella? E poi quel Lago di Caldaro, crocevia di vigneti e cantine che percorrono il lago, cingendolo come un gomitolo. Qui le cantine non le valuti in maniera indipendente perché fanno parte di uno stesso linguaggio.

Ne visiti una poi saltelli in un’altra e hai come l’idea di essere rana su uno stagno immenso. Anzi, su un lago specchiato. Non siamo in Norvegia ma i laghi specchiati esistono anche qui, e sono immensi. Quando giungi a Braies all’alba hai la netta sensazione che un elemento naturale come il lago sia in grado di essere ciò che il cuore necessita nel preciso momento in cui lo stai osservando e vivendo. Rispecchia ciò che uno sente, come il vino. Ecco un altro meraviglioso esempio di itinerario senza meta ma con infiniti percorsi: come il lago che muta da un minuto all’altro, come il vino che si modifica sulla base dello stato d’animo con il quale lo stai degustando.

I vini altoatesini sono gomitoli che stringono paesaggi naturali di indicibile bellezza. E tu ti concedi il grande lusso di perderti in essi…

Non esiste l’itinerario ideale, esistono posti da vedere a tutti i costi e vini che meritano di essere assaggiati. Perché quel calice di Kerner bevuto a Bressanone, quel Gewürztraminer che solo bevuto in mezzo a quel verde struggente dei prati estivi esplode nella sua potenza, quel Pinot Bianco che ti fa sentire un po’ l’umile re delle piccole cose, ecco tutto ciò merita la nostra sosta.

E infine loro, le Dolomiti, che non sono un vitigno ma se lo fossero penso che sarebbero in grado di racchiudere tutti i vitigni dell’Alto Adige.

Perché sono montagne sono pietra sono massi sono pesanti ma sono anche incredibilmente eteree… E chissà, se dovessero inventare un vitigno altoatesino in grado di raccoglierli tutti, io lo chiamerei così, Dolomite, che come una meteorite sgancia potenza di profumi, paesaggi e infinita bellezza.

Vi propongo tre itinerari (e quindi tre vini) di zone che con le loro sfumature mi sono arrivate dritte al cuore, tracciando cammini articolati, ingarbugliati, eleganti e sorprendenti. Ve le consiglio perché le ripercorrerei altre mille volte scoprendo ogni volta tappe nuove, assaggiando ogni volta il mio vino preferito.

Incredibile quanto qui il vino preferito sia in realtà mille vini preferiti.

Kastelaz

È facendo un grande passo nella storia, nelle radici ancestrali di un territorio denso di tradizioni che scopriamo la piccola chiesa di Sankt Jakob in Kastelaz (XII sec.), a Termeno in provincia di Bolzano, in Sudtirolo. Gli affreschi dell’abside presentano esseri deformi, retorici, satanici, simbolici.  Metafore e allegorie, orrende e mostrificate, sono ironiche e grottesche personificazioni che affiorano e si riversano nello spazio sacro. Le immagini della “Biblia pauperum”, con cui nel Medioevo erano resi visibili il male, l’ossessione, il peccato, prendono la forma degli spettri della paura. Un orrido quanto unico bestiario con personaggi antropomorfi abnormi, innestati su corpi animali con aspetto raccapricciante, figure di un paganesimo mitologico non ancora, all’epoca, completamente sradicato.

Una sirena spalanca le sue pinne bifide, un’arpia con lunghe trecce e corpo di avvoltoio ha mani al posto delle zampe, un liocorno ha corpo di pesce. C’è anche il “grillo”, derivato dalla glittica greco-romana, sproporzionato con testa e ventre schiacciato su ridicole gambe in calzettoni, incarnazione delle assurde difformità dell’animo umano. Già Plinio il Vecchio aveva citato la caricatura di un certo Gryllos, o porcellino, introdotta dal pittore greco Antiphilos l’Egiziano (IV-III sec.a.C), creatura dalla forza soprannaturale e dai poteri magici, fondata sull’enfasi e la retorica dello straniamento, dal mito all’uomo.

I mostri sono sempre esistiti e continueranno a esistere, il nostro immaginario ne è popolato. Ma proprio a Kastelaz incontriamo i produttori di vari vini d’eccellenza, e non è un caso. In questa terra antica, densa di archetipi mitologici, un fiore di meraviglia assoluta, un gioiello di aromi antichi: il vino, l’inebriante nettare del cuore culturale e storico dell’Alto Adige.

In abbinamento al percorso

GEWÜRZTRAMINER VIGNA KASTELAZ ELENA WALCH

Un intenso giallo dorato ed un bouquet seducente di estrema complessità; di grande eleganza e spiccata mineralità, con aromi di rosa, lychee e miele d’acacia. Struttura elegante, buona acidità e freschezza piacevole e speziata con un intenso finale aromatico.

Novacella

Per quasi Ottocento anni, fino al 1803 Bressanone ha conosciuto nella sua giurisdizione i principi-vescovi e quindi tutto ritorna se i vini della vicina Abbazia di Novacella, a cominciare dal Sylvaner, riflettono questa salda unione delle dimensioni sacra e temporale; se quando ti trovi in quel luogo dolce e austero, l’atmosfera della preziosa biblioteca risente di aromi fruttati; se la cappella di San Michele che con la sua forma lancia ponti verso Gerusalemme non è lontana dalla preziosa Kellerei che custodisce e mette in vendita i frutti delle vigne lì intorno.

Se le influenze dello stile architettonico bavarese si riflettono nel gusto di questi vini, cerniera dei venti Nord verso i soli del Sud, dei boschi verso la valle dell’Isarco, e le preghiere si accompagnano tra i filari, come accadde di notare a Mario Soldati quando, cinquant’anni fa, nel suo viaggio nell’Italia dei vini, riferì di un padre del monastero col suo breviario nei vigneti. Inevitabile e giusto ricordare le metafore evangeliche legate alla vigna e ai tralci, importante raccogliere questo senso speciale di un tempo sospeso, che unisce l’eternità alla stagione che si sta vivendo e che questi vini esprimono e conservano.

Novacella, la cantina che stupisce, per giocare sull’etimologia, esprime l’importanza di un lavoro sapiente e di una degustazione incantevole, a riverbero quasi dell’angioletto scolpito che nella chiesa ci incanta con il suo violino, lui che suona dal 1142 e ancora non si è stancato di meravigliarci.

In abbinamento al percorso

PRAEPOSITUS LAGREIN RISERVA ABBAZIA DI NOVACELLA

Rosso porpora che incanta, il centro è quasi nero, quasi un abisso del mare che pare inghiottirti con le sue profondità. Ciliegia matura, bacche, cioccolata, sottobosco. Tannino potente ed elegante acidità in bocca. Da assaggiare rigorosamente all’enoteca dell’Abbazia.

Bressanone 

Per capire un territorio è necessario scavare nell’antico, frugare nella tradizione, scovare nell’immaginario, scoprire le radici culturali. E ciò che proponiamo degustando i vini dell’Alto Adige nel fulcro della sua più concentrata bellezza: Bressanone.

Ed è visitando il chiostro del Duomo, prezioso  monumento artistico dell’Alto Adige di origine preromanica, che scopriamo origini storiche antiche di un sapere sacro profondamente radicato nel territorio. Sulle pareti del chiostro è onservato uno dei più significativi cicli di affreschi del XIV-XV sec. Iniziato da maestri di scuola brissinese e da Hans, Erasmus e Cristoph di Brunico della scuola della Val Pusteria, nel 1446 ebbe con il pittore Jakob von Seckau innovativi inserti  di rappresentazione minuziosa e narrativa, con scene ricche di raffinatezza figurativa, di pathos e di drammaticità altamente coinvolgenti. La scena dell'”Annunciazione”, tra le più espressive del ricco ciclo di Bressanone, illustra la “conceptio per aurem” che è il tema del “flatus” o soffio divino e della “vox” come Verbo alato che conducono la Vita, la parola che si fa creazione attraverso l’ascolto, il “flatus vocis”, che si trasforma in prossimità dell’orecchio di Maria in colomba, ovvero in Spirito.

La scelta della “evidentia” o “demonstratio” come figura retorica visiva, rende tangibile per “exemplum” un concetto difficilmente comprensibile, in cui la ‘”auctoritas” della scrittura si trasforma in immagine e in ascolto. In questa atmosfera preziosa di ricchezza interiore si colloca la nostra tradizione vitivinicola. Un percorso dalla terra allo spirito che ci appartiene nelle più profonde tracce della nostra storia.

In abbinamento al percorso

Sotto un meraviglioso pergolato, nel cuore del centro storico di Bressanone, lasciatevi sorprendere dalla grandissima scelta proposta dalla Vinothek Vitis. Qui ho scoperto LA ROSE DE MANINCOR, cuvée straordinaria di Lagrein, Merlot, Cabernet, Pinot Nero, Petit Verdot, Tempranillo, Syrah. La vista mi ha colpito ma è all’assaggio che sono rimasta senza parole: lamponi, ciliegie, intenso e pastoso, è un vino che sorprende per lo straordinario bilanciamento tra parte fruttata e parte minerale. Ideale con speck e formaggio di malga, ma anche con un bel piatto di selvaggina. Strutture così supportano qualsiasi abbinamento…

Per info: vinialtoadige.com 

Author: chiaracaprettini

Scrittrice e foodblogger di Torino, appassionata di culture nordiche antiche. Nordfoodovestest è il foodblog dei piccoli produttori e della cucina letteraria

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