Travel. PORTOGALLO: consigli di viaggio.

Qualche anno fa ho scoperto il Portogallo e me ne sono innamorata. Di un amore così autentico e puro da voler scrivere un romanzo, GIRA IL TEMPO AL CONTRARIO (Cartman Edizioni 2014 http://www.cartmanedizioni.it/prodotto/gira-il-tempo-al-contrario/), solo per il piacere di raccontare quei posti così meravigliosamente indescrivibili. Forse proprio la sfida verso ciò che non si può descrivere mi ha fatto prendere la penna in mano e provare a tradurre in parola il suono che producono i panni stesi al sole, o il gusto della sardina insieme al Vinho Verde, le ombre degli ombrellini di pizzo sulla strada, i sorrisi della gente, la cura della gente. Ma anche la malinconia, il gesto di attesa verso l’oceano, l’accoglienza che ti regala l’oceano, le onde e la nebbia del mattino. Eppure, solamente ciò che resta nel cuore racchiude il segreto più intimo di questi posti…

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In tanti mi avete chiesto consigli di viaggio. Ahimè (e devo dire anche per fortuna) mi mancano ancora moltissimi posti da visitare ma, dopo già cinque anni di viaggi, attese, racconti, una bella idea me la sono già fatta. Queste sono alcune delle mete che vi consiglio, da nord a sud. E ve le consiglio perché in questi angoli il cuore pulsa di una libertà totalizzante e arricchente, di una spinta verso ciò che di più autentico e sano un luogo possa offrire. Che altro dire? Boa viagem!

NORDEST

BRAGANCA. Il mio primo incontro con il Portogallo. Un paesino dell’entroterra dominato da un castello. Qui trovate una chiesetta piccola che celebra sempre matrimoni, perché qui la gente è felice e si sposa volentieri. Fermatevi in un ristorantino in una delle poche stradine verso il castello: si mangia un agnello della regione con patate che è la fine del mondo. E poi la sala è tutta rivestita di azulejos.

NORDOVEST

PORTO. Non ha bisogno di presentazioni. Un misto tra Liguria, paesi nordici e la più autentica sinfonia portoghese. Prendetevi almeno due giorni di tempo per andare su e giù nella città, fare una crociera sul Douro, prendervi un bicchiere di Porto rosé a Vila Nova de Gaia e visitare le cantine. E poi assaggiare la tipica Francesinha, una sorta di croque monsieur affogato in un mare di brodo di pesce. Una delizia anche quando fuori ci sono 40 gradi. Non abbiate paura delle salite, fate sì che la commozione vi attraversi e riempia: se siete fortunati, sul lungo fiume troverete un mimo che riproduce una calzolaio o sapateiro, tutto grigio e pieno di polvere. Straziante e meraviglioso insieme. Se siete in campeggio, scegliete quello che affaccia sulla spiaggia di Praia Madalena: lì incontrerete l’oceano che vi preparerà pesce appena pescato.

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CENTRO NORD

MATEUS. Residenza reale barocca costruita nei primi del 1700 con giardini attraversati da gallerie di piante e specchi d’acqua. Oltre che luogo che dà il nome al vino omonimo dalla bottiglia un po’ rotondeggiante (quella dell’Orvieto per intenderci). Sulla strada per Mateus, fatta di curve e piante da sughero, camioncini della frutta vendono fichi freschi di una bontà imbarazzante. Assaggiateli, e tutte le volte che li rimangerete, penserete ai fichi di Mateus.

CENTRO

VILAR FORMOSO. Uno dei possibili ingressi in Portogallo. Luogo di confine, ma grandi cartelloni del Licor Beirao, asciugamani da mare con la bandiera portoghese e la panetteria del paese vi immergono subito nel clima portoghese. Se Vilar Formoso è la vostra ultima tappa prima di entrare in Spagna, una grandissima loja (negozio) saprà venirvi incontro nelle vostre ultime voglie: formaggi di montagna della vicina Celorico da Beira, bottiglie di Porto o Madeira, ceramiche di tutti i tipi. Anche quelle inglesi, che col Portogallo non c’entrano nulla, ma uscire da quel negozio con un piattino di Royal Albert è davvero un’esperienza.

VISEU. La cittadina è deliziosa, ma il motivo per cui passo sempre qui si chiama O HILARIO, ed è l’emblema del ristorantino portoghese: padrona di casa di una bravura e semplicità senza pari, crocchette di baccalà che una volta mangiate non puoi più farne a meno, Vinho Verde a volontà e polpo, polpo, polpo in tutte le salse e pastelle e freschissimo. Uscirete felici, ma non stupitevi: il Portogallo rende felici

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AVEIRO. La Venezia portoghese fatta di moliceiros (gondole) colorati, i tradizionali ovos moles (dolcetti all’uovo che si sciolgono in bocca), fiori di sale al pepe e Fado elegante e dolce proveniente dal negozio di dischi della piazzetta. I colori di Aveiro e quelli della vicina Costa Nova sono come una corda tesa di musica fine: l’eleganza di questa città saprà deliziarvi, unitamente alla douradinha alla griglia che qui preparano proprio in maniera esemplare.

COIMBRA. La adoro. Il ponte di Santa Clara dà il benvenuto a questa città che ospita una delle più antiche università d’Europa. Si può visitare, accompagnati da deliziosi ragazzi vestiti con lunghe tuniche nere alla maniera Harry Potter. Dopo questo salto nella storia, dovete provare una delle tante pastelaria nella stradina principale, comprare una delle coloratissime ceramiche tipiche e un borsellino di curtiza (corteccia). In tutto questo vi verrà fame: per una sangria romantica e vintage andate da TABUA DO MOURA, mentre per togliervi la voglia di spiedini di carne, pesce e frutta, non c’è niente di meglio di ADEGA PACO DO CONDE. Non vestitevi troppo eleganti, perché il profumo di griglia è importante e resta prepotente sulle maglie.

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OBIDOS. Immaginate di entrare in una tela di un pittore greco che ritrae un negozio di anticaglie francesi. Questa è Obidos, il paesino bianco, giallo e blu che ad ogni metro ti propone “Beba a Ginja e coma o copo”: ovvero Bevi la Ginja e portati a casa il bicchierino. Una pausa mistica è regalarsi un bicchierino di questo squisito liquore alla ciliegia, servito in una coppettina di cioccolato. Ve lo consiglio, anche a colazione o prima di pranzo: perché in quel bicchierino è condensato lo spirito del luogo, qui dove la poesia è scritta nel castello, nei cestini appesi, nelle strade di ciottoli percorse dagli asini.

TOMAR, BATALHA, ALCOBACA. Tre patrimoni dell’Umanità: complesso dei Templari, chiesa a cielo aperto e monastero. Tre capolavori di imponente bellezza, maestosi e umili. A Tomar ho bevuto per la prima volta il Mateus (un altro vino rispetto a quello che troviamo nei nostri supermercati. Perché a Tomar il vino ha la poesia…) e mangiato per la prima volta la Feijoada, una terrina piena zeppa di fagioli e carne. Vi assicuro che fuori faceva caldissimo, ma non l’ho patita, anzi. Ad Alcobaça dovete fermarvi a pranzo da FREI BERNARDO, un ristorantino di famiglia che vi farà sentire a casa. Anzi meglio che a casa, perché la cucina della signora Ilda è semplicemente straordinaria.

FATIMA. A pochissimi chilometri da questi tre mostri sacri, una perla danzante di intensità. Il santuario è restaurato per accogliere il Papa nel 2017, ma le tombe dei tre pastorinhos, la teca con la Madonna e il proiettile di Giovanni Paolo II, il caldo torrido e le preghiere che sfidano quel caldo torrido, bene tutto questo è un tuffo all’anima. Ma Fatima è soprattutto ciò che non si vede…

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NAZARE. Ve ne ho già parlato così tanto da sfinirvi, ma ribadisco: le sardine, l’oceano, il faro che svetta, le onde più alte del mondo, i carapau essiccati al sole, la Madonna di Nossa Senhora rimasta 400 anni nel mare, la chiesa degli azulejos, i lupini, la nebbia, il vento. Un mondo di bellezza. Dimenticavo: le sardine del mio amico O REMO sono superlative.

CENTRO SUD

MAFRA. Ovvero: il Palácio Nacional de Mafra, nato da un voto fatto nel 1711 dal re Giovanni V in onore di sua moglie, Maria Anna d’Austria. Io sono entrata nella libreria che contiene circa 40.000 volumi e ho pianto.

ERICEIRA. Sembra California, ma la cucina è portoghese. Soprattutto se scegliete O GAFANHOTO, che significa “La cavalletta” e che con una decina di euro vi prepara carne o pesce di grandissima qualità. Il paese è pieno di vento, di blu, di un’aria che vi sferza e che vi entra nel cuore.

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PORTO COVO. Chilometri di spiagge e un ristorante con veranda affacciato sull’oceano, BOM PETISCO. Ordinate il polpo perché è un’esperienza: ve lo servono intero, con patate e insalata. Spenderete pochissimo, vino incluso. Per non parlare delle sardine: l’unico posto in cui la dose è di 8 (normalmente sono 4 o 5).

LISBONA. Ascoltate “Sempre que Lisboa canta” di Carlos Ramos, leggete Pessoa, cercate di entrare nelle visioni di Saramago. Immergetevi nel Fado, prendetevi un pastel de nata e iniziate a camminare. Fermatevi dopo un momento, riprendete il cammino e salite sul tram giallo Moniz 28. E vi sentirete come Ulisse, costantemente chiamato dalle sirene. Non riuscirete più a fare a meno di questo porto sicuro. Perché questo significa il nome fenicio di Lisboa: Allis Ubbio, “porto sicuro”. Non ho altro da aggiungere su questa città così inafferrabile, imprendibile, mordace, viva, elegante, misteriosa, piena di fascino e lacrime. Ciò che si vive a Lisbona è talmente intimo e personale da spingere ognuno a creare il proprio percorso. Ma se aveste bisogno di una ragazza bravissima, preparata, napoletana di origine ma lisboeta di cuore da 13 anni, affidatevi a Liliana Navarra: lei che fa la “non guida” per Lisbona, portandovi dove davvero merita andare. Con il sorriso nel cuore e l’entusiasmo negli occhi, trovate tutte le informazioni sul suo blog https://lillyslifestyle.com/  Fate attenzione perché, come è successo a Liliana, rischiate di non venire più via…

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ALCACER DO SAL. Ovvero, “il castello del sale”. Qui troverete: una ceramica non tipica, ma di più. Io avevo comprato una oliera a forma di contadina, piena di colori e sinuosissima. Ovviamente non la uso come oliera, è troppo bella. Poi, date le grandi foreste di sughero del circondario, qui l’artigianato di sughero è vivo e generoso di oggetti: avete visto quanto è bello il cappellino? Se siete da soli a visitare il paese, sappiate che in vostro soccorso arriverà Pedro Nunes: una grande statua celebra questo matematico e cosmografo portoghese, nato proprio qui nel 1502. E subito vi sentirete esploratori.

SUD

FERRAGUDO. Quando ne parlo, mi sale il lucido agli occhi. A Ferragudo si chiude il mio romanzo, era un paese che non avevo mai visitato, ma non so come quando ho deciso di ambientarci la scena chiave del libro, era come se già sapessi com’era fatto. Così l’ho descritto, e quando l’anno dopo ci ho messo piede per davvero, l’ho trovato esattamente identico a come l’avevo raccontato: un piccolo villaggio di pescatori in una insenatura davanti la città di Portimão. Se capitate qui il 15 agosto, avrete il piacere di vivere la processione di Nossa Senhora de Conceição, sul mare, tra piccole barche, pesce alla griglia e fuochi d’artificio.

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TAVIRA. Sempre in Algarve, ma meno turistica dei grandi centri. Anzi, se desiderate una sosta rilassante e volete riposare gli occhi visitando la vicina Ilha de Tavira ricchissima di flora e fauna, questo è proprio il posto giusto.

CASTRO MARIM. Siamo al confine, ma il Portogallo si fa ancora sentire, vivo e pulsante. Scegliete questa località balneare per un motivo: la Cataplana, un delizioso piatto di pesce che ricorda la bouillabaisse servito in una caratteristica pentola di rame. Chiedete tanto pane insieme, perché vi servirà per fare scarpetta. Dimenticavo: le pentole, in vari formati, si possono anche acquistare.

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Cabo Espichel

Se vi piacciono i fari (se non vi piacciono, vi assicuro che ve ne innamorerete)

FORTE DE SAO MIGUEL (Nazaré). Domina la Praia do Norte e qui ci sono le onde tra le più alte al mondo. Patria dei surfisti, ma anche di chi ha voglia di sentire la vertigine dell’oceano…

CABO DA ROCA (a ovest di Lisbona). Come diceva il poeta Camões: “Aqui onde a terra se acaba e o mar começa”, qui dove la terra finisce e il mare comincia, il punto più occidentale del continente europeo. A picco sull’oceano, con una alta croce che svetta nel cielo. Commovente, sferzante, c’è sempre aria e vi consiglio una bella felpa con cappuccio. Per farvi un’idea, si trova sulla copertina del mio romanzo.

CABO ESPICHEL (subito sotto Lisbona). Sono arrivata in camper, una sera di nebbia dopo una bella mezz’ora di viaggio. Una volta arrivata, non si vedeva nemmeno il faro. C’era solo la presenza ingombrante e quasi minacciosa del mare. Poi al mattino, piano piano, le lacrime dell’oceano si sono asciugate e il faro ha iniziato a mostrarsi, generoso e pieno. I banchetti che vendono conchiglie e maglioni di lana vi fanno sentire a casa, così come il furgoncino di Manuela, che prepara un polpo fritto senza paragoni e infila collane di conchiglie. Godetevelo guardando il faro bianco e rosso…

CABO DE SAO VICENTE (estremo sud). Ventosissimo (se guardate dov’è sulla cartina, vi spaventate…), ve lo consiglio al tramonto, quando i colori del cielo si mescolano in una poltiglia poetica di gocce, vento, roccia e silenzio.

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Carne à l’alentejana

Da provare

Pesce: le sardinhas assadas (sardine alla griglia), il bacalhau na brasa (servito con uovo e un pasticcio di patatine), il pulvo cozido (polpo al vapore), la cataplana, la caldeirada, la francesinha, il robalo (branzino) con patate, i pataniscas de bacalhau (crocchette di merluzzo fritte servite con riso e fagioli).

Carne: la carne à l’alentejana (spezzatino con vongole), il cordeiro della regione (agnello), il frango na pucara (pollo nella pentola di terracotta).

Altro: la feijoada, il folar transmontano (torta salata ripiena di carne).

Dolci: i pasteis de nata, gli ovos moles, la queijada de Sintra, il bolo rei (il dolce di Natale, una corona con frutta candita).

8 thoughts

  1. Mi fai sempre commuovere… mannaggia…. 😉 Grazie ancora per avermi citata.
    Ottimo riassunto sul Portogallo, pensa che ci sono un paio di luoghi che non conosco nemmeno io. Dovrò rimediare presto 😉
    Beijinhos carissima amica

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  2. Questo articolo l’ho salvato tra i preferiti. Ne farò buon uso quando finalmente andrò in Portogallo, e tu mi hai fatto venire una voglia immensa di partire oggi stesso! Grazie, Erica 🙂

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