Cupe foreste di abeti rossi s’affacciavano arcigne sulle due rive del fiume gelato. Un vento recente aveva strappato dai rami il bianco mantello di ghiaccio e nella luce dell’imbrunire gli alberi parevano appoggiarsi l’uno all’altro, neri e minacciosi. Un vasto silenzio avvolgeva il paesaggio. E il paesaggio stesso era desolato, senza vita, immobile, così solitario e freddo che neppure si poteva dire vi regnasse un senso di tristezza. Vi aleggiava un cenno di risata, ma una risata più terribile di ogni tristezza: una risata senza gioia come il sorriso della sfinge, una risata fredda come il gelo e percorsa dalla caparbia ferocia dell’infallibilità. Era l’imperiosa e incomunicabile saggezza dell’eternità, che sbeffeggia la futilità della vita e l’affanno per vivere.
[Jack London, Zanna Bianca]
Ci siamo persi da bambini, ci perdiamo da adulti. Nel bosco affondiamo stivali e fatiche, sogni e illusioni. Diventiamo matti come Orlando, facendoci varco tra sterpi troppo alte o radici che spuntano dal suolo. Siamo felici quando troviamo un piccolo lago illuminato dal sole: lì, a quella luce quieta, troviamo conforto. Una grande foresta: quella dei nostri giorni, pensieri, sensazioni. Tra case di Hansel e Gretel, magie e paure, foglie e rami. E i nostri sogni, pennellati al vento come aghi di pino, profumati e lievi, come passi lenti e decisi tra saggezza e affanni. Il luogo delle favole, dove tutto è impossibile eppure tutto accade: animali parlanti, animali del sogno, legni che portano il nostro nome. E poi agrifogli, stelle alpine, stambecchi e alci, parole e poesie. Qui dove niente accade per caso ma sembra che tutto succeda per caso. Ci perdiamo, sì: dispersi in luoghi non nostri, impauriti e stanchi, affannati e disturbati. La follia ci insegue, la notte pure, l’ansia di non trovare il rifugio ci tarpa le ali. Ma poi, qualcuno ci riporta a casa: che siano orme, segnali, tramonti o richiami. Perché possiamo perderci ma poi, se qualcuno lascia per noi briciole di pane sul sentiero, possiamo ritrovarci.
Il piatto di oggi è dedicato alla foresta, tra Austria e Italia, noci e magie. E piccoli confortanti silenzi… Dedicato alla nostra follia che diventa amore, alla perdita che si trasforma in ritorno, alla bellezza di attimi contorti e verdeggianti di questo nostro cammino che ci conduce al Natale.
TAGLIOLINI CON PESTO DI NOCI, CRUDO CROCCANTE E LETTO DI MELE AL RATAFIA DI CHAMPAGNE
Un primo da favola, allora, quello che vogliamo regalarci oggi. Con ingredienti che sembrano ricordarci le foreste d’inverno, le fiabe nordiche, i camini accesi e qualche fiore che, con tenacia e delicatezza, è riuscito a resistere al gelo.
Ingredienti per 4 persone
250 g di tagliolini freschi all’uovo MAFFEI; 50 g di noci; 40 g di Parmigiano Reggiano; 2 mele renette; 70 g di prosciutto crudo; 30 g di burro; 1 cucchiaio di panna fresca; 20 ml di Ratafia di Champagne (dei miei amici Faivre); sale e pepe q.b.; 2 cucchiai di olio evo; 1 cucchiaino di erbe aromatiche miste.
Preparazione
- Preparate il pesto di noci: in un mixer unite noci, panna, parmigiano, un pizzico di sale e pepe, olio, erbe aromatiche. Azionate per un paio di minuti fino ad ottenere una crema. Trasferitela in una padella e mettete da parte
- Mettete a bollire l’acqua per la pasta. Nel frattempo tagliate le mele a pezzetti; scaldate una noce di burro in una padellina e aggiungete le mele. Sfumate con il Ratafia. Frullate il tutto.
- Tagliate il prosciutto a striscette e in un’altra padella scaldate il burro rimanente e aggiungete il prosciutto fino a farlo diventare croccante. Buttate la pasta e scolatela dopo una paio di minuti (tenete da parte un po’ di acqua di cottura). Nel frattempo, prendete una formina da budino in acciaio, capovolgetela e avvolgetci intorno una fetta di prosciutto. Infornate a 180° per 5 minuti.
- Unite i tagliolini alla crema di noci e alle strisce di prosciutto, mescolate bene aggiungendo un paio di cucchiai di acqua di cottura.
- Per servire: formate un letto con le mele aiutatandovi con un coppapasta. Adagiatevi sopra i tagliolini. Decorate con il crudo croccante
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