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La cucina dei proverbi: Pache alla “raccontare la rava e la fava”

Raccontare la rava e la fava…

Il piatto di oggi è pieno di parole, pieno di quella ricchezza travolgente come una cascata che sono i racconti, le confidenze, le storie, i suggerimenti, i consigli, che talvolta ci travolgono, altre ci conquistano, altre ci emozionano, ci ammutoliscono oppure scatenano altre parole, che come fuochi artificiali rimbombano dai gradi modulati di voce ai silenzi, alle pause, alle grida e dalla mente al cuore e ritorno, all’impazzata o lentamente. L’importante, grazie alla magia delle parole, è catturare, sorprendere, e farsi memorizzare. Nell’antichità i Loci communes, i Luoghi comuni, costituivano, nel discorso retorico, degli espedienti per la memorizzazione degli argomenti e già Aristotele sosteneva che, per associazione di idee, il messaggio riusciva a essere più convincente.

I cervelli sono pieni di parole che vivono in santa pace con le loro contrarie e nemiche. Per questo le persone fanno il contrario di quello che pensano, credendo di pensare quel che fanno.

[José Saramago]

Così come l’Exemplum medioevale (frase sintetica colma di verità), o l’Imago (derivata dalla letteratura antica per dare ‘figura’ a un concetto morale), il luogo comune, come il proverbio, affonda le sue radici nella tradizione popolare e letteraria, nella quale aveva valore di iscrizione sui templi greci ad esempio, o di illustrazione negli arazzi medioevali, di gioco negli intrattenimenti cortigiani o didattico come fonte di insegnamento. Proverbi, motti, detti, luoghi comuni e modi di dire hanno dunque la caratteristica di innescare associazioni già sedimentate nella memoria collettiva e in grado di evocare immediatamente il significato.

Nel Raccontare la rava e la fava, si sente l’incontenibile desiderio di esprimere in modo figurato e sintetico tutto l’aspetto più ridondante di quello che si vuole dire, i particolari di una situazione e ogni benché minimo dettaglio narrativo che può persino apparire ridondante e noioso, avvalorato dalla retorica dell’assonanza, nella ripetizione della vocale a. Il piatto di oggi, allora, oltre a essere pieno di parole, è pieno di sapore, di immaginario, di storia e di un sapere antico che, sollevando associazioni nella nostra fantasia, si farà ricordare.

PACHE RIPIENE DI CANESTRATO SICILIANO E FAVE SU CREMA DI CIME DI RAPA PICCANTI E CHIPS DI PASTINACA

In dialetto trentino significa “pacche”, colpetti amichevoli sulla spalla. Ecco cosa sono le pache, un formato di pasta perfetto per chiacchierare amichevolmente tra un aneddotto e un pettegolezzo, un racconto e una ricetta, un ricordo e una battuta. E allora parliamo del più e del meno, su un letto di cime di rapa piccanti e queste pache ripiene di canestrato pepato e fave. E via, via alla meraviglia di fare croc ogni tanto con qualche chip di pastinaca. Buone pache, e chiacchiere, a tutti!

Ingredienti per 4 persone

200 di pache bio Monograno Felicetti; 150 g di fave fresche sgusciate; 130 g di formaggio canestrato siciliano; 300 g di cime di rapa; 1 spicchio d’aglio; 1 cucchiaino di peperoncino fresco; 30 g di patatine di verdura (pastinaca, patate viola…); olio evo, sale e pepe q.b.

Preparazione

Prodotti

Pasta MONOGRANO FELICETTI

Décor

Piatti ROSENTHAL / Posate SAMBONET / Canovaccio TESSITURA TOSCANA TELERIE

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