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Non è un’insalata greca. O forse sì?

La passione in tutto. Desidero le più lievi cose perdutamente, come le più grandi. Non ho mai tregua…

[Gabriele D’Annunzio]

È l’estate del 1895…

Gabriele D’Annunzio trentenne si imbarca a Gallipoli sul panfilo del suo amico giornalista Edoardo Scarfoglio per un viaggio alla scoperta della Grecia, una terra che lui aveva già conosciuto attraverso le sue letture. Una terra che lo aveva incredibilmente sedotto nelle ricerche di studio ma che poi, giunto lì sul posto, forse anche per il caldo e i disagi del viaggio, lasciò spazio a una imprevista disillusione. Olimpia, Delfi, Micene Tirinto lo toccano più per la desolazione delle rovine che per il fascino dell’antico. A Itaca trovò “grandi fantasmi omerici” che gli apparivano da ogni parte. A Micene rilegge alcuni passi di opere di Sofocle ed Eschilo, cercando idee per il dramma che stava scrivendo, La città morta.
Ma davanti all’Ermes di Prassitele inizia la svolta, e si emoziona. E ad Atene, scorgendo l’Acropoli, salendo ai Propilei e di fronte al Partenone, D’Annunzio piange di gioia, di quell’estasi suprema che soltanto i capolavori eterni come quelle del cuore della cultura classica possono sollevare nell’artista.

È per lui un balsamo di benessere, di estasi, un’ambrosia degli dei in grado di procurargli un piacere estetico immenso. Al suo ritorno si mette a lavorare intensamente alla sua tragedia in cinque atti, intrisa di tutta quella intensità di emozione. Inizia l’opera proprio evocando l’esordio del suo viaggio, in cui il protagonista, Alessandro, poeta e scrittore, segue il migliore amico Leonardo, cultore di archeologia, in un’esplorazione in Argolide, al fine di trovare gli antichi tesori della perduta città di Micene.  Poi innesta il dramma che si porta dietro l’impronta di un classicismo stemperato in quel simbolismo dell’oblìo che in quegli anni stava sviluppandosi e aveva fatto riemergere quel tragico personaggio shakespeariano di Ofelia. Personaggio di una vicenda drammatica che aveva ispirato anche il preraffaellita John Everett Millais per il suo celebre capolavoro del 1852 ispirato alla sua morte. La tragedia viene rappresentata a Parigi per la prima volta nel ’98, con la partecipazione di Sarah Bernhardt.

INSALATA GRECA CON FETA IMPANATA, CIPOLLE ALLA MENTA E PATÈ DI OLIVE. Piatto vegetariano 

Entriamo quindi nello stesso stupore provato da D’Annunzio, e lo facciamo preparando una tipica insalata greca in modo un po’ creativo: impaniamo la feta, prepariamo un bel patè di olive e facciamo insaporire le cipolle nella menta.

Gli ingredienti ci sono tutti, ora non ci resta che lasciarci stupire dalla preparazione e lasciarci meravigliare dal piatto!

Ingredienti per 2 persone

200 g di feta; 1/2 cetriolo; 1/2 cipolla; 2 cucchiai di impanatura limone e prezzemolo Sapor;  30 g di chips di pomodori; menta fresca; olio evo, sale e pepe q.b.

Per il patè di olive: 120 g di olive greche; 1 spicchio d’aglio (facoltativo); un pizzico di pepe; 3 cucchiai di Extravergine; il succo di mezzo limone.

Preparazione 

Prodotti

SAPOR

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Décor

EMPORIO ZANI / ROSENTHAL / SAMBONET

 

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