prodìgio s. m. [dal lat. prodigium, comp. di prod-, pro- «davanti, prima», e *agiom der. di aio «dire» (quindi originariamente «preannuncio») o, secondo altra interpretazione, der. di ago «spingere, condurre» (cfr. portento)]
Anche qui, il Mago fa prodigi…
Qui si trascende l’ordine naturale delle cose. I piatti cambiano sempre e seguono l’estro di Marcello. Qui si mangia a casa sua, la sua piccola casa fatta a forma di smoking bar, a (letteralmente) due passi dall’altra sua grande casa, il ristorante🌟 Magorabin.
I nomi dei piatti descrivono gli ingredienti ma l’interpretazione finale spetta a te, solo a te, cliente che varchi la soglia di questo bistrot che sa tanto di Parigi, di Londra, anche qualche Izakaya giapponese, e tutto ti senti fuorché a Torino e alla fine ti piace così.
Un locale che amo infinitamente: la sera le luci sono basse, un po’ verdine, un po’ gialle. Hemingway sarebbe venuto molto volentieri a scrivere, in fondo questo – prima di essere un luogo gastronomico – è un luogo letterario.
Le bottiglie in vista sul bancone poco illuminato riflettono bagliori sugli specchi e sui vetri. La realtà si moltiplica e prende le sembianze di ciò che tu – in quell’istante – hai bisogno di trovare. Ogni volta l’esperienza da CASA MAGO è unica: un po’ per il menu che cambia sempre, un po’ perché Marcello è così, non è mai lo stesso, e tutte le tapas hanno un suo timbro identitario forte eppure mutano. Non come le stagioni, più velocemente.
Forte identità, ma ogni volta il viaggio è differente…
E così questa sera ho trovato uno street food fatto di Asia, di Italia, tanta Italia dell’eccellenza. Ma anche il prodigio del Mago, che in un piccolo piatto racconta la sua vita.
Del passato dei viaggi, ma anche del futuro dei sogni.
Qui di sogni ce ne sono tanti. Anche se le luci la sera sono basse, ogni cosa è illuminata di una pulsione sua. “Testa, cuore, pancia e golosità” come ci dice Marcello raccontandoci i piatti di questa sera. Che magari domani saranno differenti, ma a noi piace così. E dire che mangerei queste cose, esattamente queste cose, ogni giorno.
Ma uno dei prodigi del Mago è farti assaporare l’unicità.
- Pickles. Le verdure fermentate sono di diverse tipologie, ogni verdura segue un suo tempo di fermentazione. E in questo processo il “tutto insieme” non esiste. Ogni cosa ha il suo tempo. Eccezionali.
- Capocollo di Martina Franca delle Sorelle Santoro. La carne dei maiali allevati bradi viene affumicata a freddo con le sterpaglie della cascina. Viene accompagnata con un burro aromatizzato al prezzemolo, coriandolo, lime e il pane di Enrico Murdocco. Una versione pop e fine dining del pane e salame. Meraviglia.
- Caprese di gamberi cbt con pomodorino fermentato e mozzarella. Un piatto estivo, bellissimo a vedersi, fresco e il pomodorino sbam, un venticello fresco in una giornata assolata.
- Pollo tonnato abbinato al Rossese dell’Azienda Biovio. Datemi pollo tonnato e mi farete felice in eterno. Bravo Gianluca Rampanti, nuovo responsabile carta vini Bistrot, con un passato nella ristorazione di tutto rilievo.
- Terrina di anatra con friggione marinato nella soia. Avete presente il sapore deciso ed elegante insieme del foie gras? Ecco, dalla Francia spostatevi in Oriente. Trovatevi a metà strada il luogo del cuore che vi piace e godetevi questo piatto: indimenticabile.
- Pesche, pomodoro, crema di mandorle con shiso. In attesa dell’ultimo tapas, un piattino dolce salato che non ti aspetti e ti sorprende.
- Tagliatelle burro, acciughe, tartufo. Voluttuoso, intimo, appagante. Da mangiare in compagnia alla fine di una cena come questa. Da goderti in solitaria quando, come Hemingway, hai voglia dei tuoi tempi e di raccontare cosa sta capitando intorno a te. Piccola estasi.
«E potremmo avere tutto e ogni giorno lo rendiamo più impossibile.» «Che hai detto?» «Ho detto che potremmo avere tutto.» «Possiamo avere tutto.» «No che non possiamo.» «Possiamo avere il mondo intero.» «No che non possiamo.» «Possiamo andare dappertutto.» «No che non possiamo. Non è più nostro.» «È nostro.» (Hemingway, Colline come elefanti bianche)
Abbiamo avuto tutto? Sicuramente. Ma qui il viaggio ogni volta inizia e non si completa. Ti appaghi, sei felice, scopri che hai un potenziale di immaginario ben più alto di quando sei entrato. Il viaggio inizia. Ogni volta. E ogni volta in cui fai ritorno qui, è come se ti riappropriassi di quel filo, di quel racconto.
Di quello spazio tutto tuo in cui il Mago tesse trame e scrive dettagli. E lascia libero te di fare tutto il resto…
Corso San Maurizio 61, 10124 Torino

